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[Alfredo] Pozzi

Alfredo cerca le chiavi di casa, poi gli occhiali, il portafoglio, le caramelle alla menta che porta sempre con sé, i fazzolettini di carta, i bollettini da pagare alla posta.
Alfredo si muove da una stanza all'altra e guarda fuori ogni tanto e si siede e si rialza e di nuovo controlla di avere tutto.
Alfredo finalmente esce di casa e un sole festoso lo accoglie, lo abbraccia con delicatezza, gli fa dimenticare gli impegni, lo trasporta verso il parco.
“Alfredo! Alfredo!”
Qualcuno lo chiama, ma lui non si ferma e prosegue e allora la voce lentamente sparisce fino a quando non ne rimane che un rivolo nella mente.
Alfredo si ferma all'edicola, una di quelle piccole casette che hanno sostituito i vecchi chioschi degli incroci, e il proprietario lo saluta quasi urlando mentre lui risponde solo sorridendo.
Gira lentamente tra tutte quelle copertine sapendo già che non acquisterà nulla, che prenderà solo il solito giornale, quello che in genere compra la domenica o quando si siede …
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[Alfredo] Posare lo sguardo

Alfredo ama la gente, tutte le persone che incontra o conosce, anche se spesso questo amore somiglia a quello dell’etologo per le sue creature.
Il fatto è che ad Alfredo piace osservare gli umani come esseri viventi. Passerebbe ore a spiarne i movimenti, a sentirne le parole, a immaginarne l’anima. Tutto questo avviene senza che egli dia alcun valore morale alle azioni sviluppate dal suo oggetto di studio. Alfredo è sempre pronto a giustificare, a razionalizzare qualsiasi scelta, qualsiasi pulsione.
Certo questo tirarsi fuori nel momento dello sguardo non gli impedisce, quando egli stesso rientra negli osservabili, di criticare, di esprimere giudizi, di partecipare attivamente al proprio presente, poiché anche il suo vivere è un personalissimo caso di studio.


Fonte immagine: ““Happiness is the meaning and the purpose of life, the whole aim and end of human existence”” by Kate Ter Haaris licensed under CC BY 2.0

[Alfredo] Regoli

C’è una piccola via del centro che Alfredo ama percorrere. Larga solo due metri e lunga una ventina ha piccoli portoni colorati posti a breve distanza uno dall'altro e mura di colori e stato di conservazione diversi.
Ad Alfredo quella via ha sempre fatto venire in mente i regoli con cui da piccolo avevano tentato di insegnargli la matematica. Lui con quelli, però, si divertiva molto di più a giocarci, a inventare ballerine costruzioni sempre sul punto di crollare per essere poi ricostruite.
Lì, in quella via, gli sembrava che quei pezzi fossero stati attaccati uno all'altro senza altro disegno che non fosse la casualità. Certo Alfredo sapeva benissimo che quel curioso aspetto era dovuto a una lunga serie di successioni familiari e che per uno strano vezzo nobiliare le divisioni erano state fatte in verticale, per cui quasi ogni abitazione era composta da due o più piani con non più di una grande stanza per piano, ma questo non toglieva nulla alla magia di quel piccolo caleido…

[Alfredo] Moka 2

“Io credo che dovremmo tornare a fare qualcosa”
Alfredo inizia a parlare a occhi bassi, lentamente, cercando le frasi giuste da dire.
“Ecco sì,  credo che ormai con i nostri acciacchi... non abbiamo più molto da perdere e allora dovremmo tornare…”
“Tornare dove?”
Le parole dell’amico fermano la sua ricerca. Lo sta guardando con in una mano la tazzina del caffè e nell’altra la zuccheriera.
“No, no grazie. Lo prendo amaro... tornare a farci sentire, fare qualcosa insomma...”
“E magari finire con una bella pallottola in testa o a preparare il caffè agli amici di cella”
“E allora? Credi sia meglio ora senza nemmeno una panchina su cui sedersi?”
“Panchina?”
“Sì, sì, panchina! Potrebbe anche essere solo qualcosa di dimostrativo, qualcosa per far capire che ci siamo ancora. Io ricordo ancora alcune cose, posti dove si può trovare materiale…”
“Alfredo non c’è più tempo per noi, non c’è più tempo” lo interrompe l’altro sorridendo.
Ora sono seduti a fianco, sullo stesso lato del tavolo da cuci…

[Alfredo] Moka

Alfredo si è appena svegliato. Ha dormito male questa notte, lo sente nelle ossa che scricchiolano più del solito, nella difficoltà a mettere a fuoco ogni cose. Prepara la caffettiera e prova anche ad assaggiare uno di quei biscotti al burro che ha comperato il giorno prima, ma subito avverte una  forte nausea e allora rinuncia, così rimane solo l’amaro della tazzina e lo stomaco che borbotta qualcosa prima di riprendersi un po’.
Si lava, si veste ed esce. Ha deciso di rivedere un vecchio compagno, lo ha incontrato al funerale del Pascutti. Tante bandiere, tanta gente, addirittura alcuni ragazzi. Alfredo si era anche lasciato andare a un canto e alla  sensazione di ritrovarsi a  casa.
“Ciao, cosa fai qui?”
“Voglio parlarti”
“Dai entra”
Lo aveva visto, quella volta, con un pesante cappotto addosso, elegante come sempre era stato. Ora invece gli aveva aperto in mutande. Addosso una vecchia maglia di lana e ciabatte ai piedi.
Si allontana e lo lascia da solo in cucina. Quando, poco dopo…

[Alfredo] Panchine

Alfredo cammina. E’ sulla via principale della città in questa giornata di luce, di primo tepore. Il suo passo è lento: non ama correre Alfredo. E poi correre verso cosa, verso dove?
Qualcuno lo supera urtandolo o gli arriva addosso distratto, ma lui non se la prende troppo. Vuole solo arrivare in piazza, sedersi un po’ a leggere il giornale, guardare passare la gente. Non lo fa da tempo. Ultimamente si è limitato a gironzolare nel quartiere vicino casa o al massimo ad arrivare al parco più vicino.
Quando finalmente lo spazio si allarga, Alfredo scopre che  sono sparite tutte le panchine. Per sedersi ora bisogna utilizzare le sedie ai tavoli dei bar o i pochi gradini che portano al piedistallo del barbuto. Alfredo scarta quest’ultima possibilità. Non ha più l’età e non c’è più spazio tra quei ragazzi che a gruppetti giocano a definirsi. Così decide di  tornare verso la fermata del bus, verso casa.
All'angolo della piazza, sul lato opposto a quello da cui è arrivato, un tavolo co…

[Alfredo] Vespro

C’è un momento della giornata in cui Alfredo ama particolarmente guardare il mondo. E’ quello in cui il sole è appena tramontato alla vista e una luce affiora fioca da dietro i palazzi illuminando ancora un poco il cielo. E’ il vespro, l’ora delle laiche preghiere.
Lui toglie gli occhiali e guarda lontano dall'unica finestra di casa. Tutto gli appare indistinto, spariscono i contorni, le stesse luci delle case, delle strade, tremolano come stelle. A volte Alfredo viene così preso da quel paesaggio che raggiunge per un attimo la sicurezza di farne parte. Di essere anch'egli mondo.
Da piccolo una volta la maestra gli aveva fatto disegnare lo sfondo di una città su di un cartoncino nero, per farlo si era servito di uno dei preziosi gessetti con cui si scriveva alla lavagna, quelli riposti sempre con attenzione nel cassetto della cattedra. Alfredo si era impegnato molto, credeva anche di aver fatto un buon lavoro.
“Ora ritaglia seguendo il contorno” gli aveva detto lei, dopo aver…